Luigi Landi vi racconta ....

«Ragazzi, tra 30 secondi siete in diretta…»

di Luigi Landi (Radionorba)

Il programma è alle 21.00, dura tre ore, è una fascia molto particolare per una radio (ancora di più per una radio che fa anche “radiovisione”, come Radionorba, tra digitale terrestre, Sky, streaming…); è il momento della giornata in cui la gente, specialmente d’inverno, torna a casa dopo il lavoro o la palestra, ha terminato di studiare e può rilassarsi un po’, mangia un boccone e si butta sul divano… D’estate è esattamente il contrario, ma l’orario è ugualmente importante: le persone si preparano ad uscire, i locali sono pieni, si moltiplicano le automobili (con radio accesa!!!) nelle località turistiche. In entrambi i casi è un momento importante della giornata che va “accompagnato” in maniera serena e divertente,senza diventare invadenti.

Cerco di arrivare in radio almeno 45 minuti prima del programma. Sono un metodico, ho necessità di preparare tutto a tempo debito, di sentire tutto sotto controllo. Qui incontro Rosaria Rollo, impegnata nella saletta che un tempo fu ad uso della redazione, mentre dà un ultimo ritocco al trucco: «Ciao Rosi», «Gigiiiiiiii»… Con lei ci siamo già sentiti più volte durante l’arco della giornata,con una serie interminabile di messaggi, al fine di scegliere gli argomenti più adatti alla serata. Il nostro scopo è quello di fare “intrattenimento”,magari commentando qualche notizia di attualità; più spesso scegliamo un “topic”, ovvero un argomento di interesse comune (coppia, sentimenti, società, social, comunicazione…) che argomentiamo col supporto di articoli e ricerche e coinvolgiamo nella discussione gli ascoltatori che saranno chiamati ad inviare dei messaggi tramite sms o whatsapp direttamente in radio oppure a scriverci attraverso Facebook ed Instagram. È molto bello condividere il punto di vista degli ascoltatori, ci sono sempre osservazioni alle quali tu non avresti mai pensato e che arricchiscono il tuo bagaglio umano e personale.

Prepariamo cuffie, penne, evidenziatori, le inseparabili bottigliette d’acqua, attendiamo che gli speaker già in onda terminino il loro programma. Scambiamo qualche battuta col regista di turno, un’occhiata alla scaletta per inquadrare le canzoni “novità” o il momento della rubrica dedicata ai “concerti ed eventi”; 4 minuti prima delle 21.00 c’è il cambio nello studio della diretta. Saluti e risate veloci tra le due squadreci sistemiamo, proviamo cuffie, microfoni, il regista calibra le inquadrature. «Gigi, ho freddo», mi dice Rosaria. Ma siamo in pieno agosto. Allora spengo il condizionatore e spero che il mio deodorante valga i soldi che ho speso per comprarlo… Pronuncio il mio pensiero ad alta voce e lei ride…

«Ragazzi, 30 secondi», ci dice in cuffia il regista. ON AIR. Segnale orario, inizia il programma. L’emozione si trasforma subito in una incontenibile gioia, i sorrisi si amplificano, parliamo, salutiamo, coinvolgiamo gli ascoltatori nelle nostre “chiacchierate notturne”.Cominciano ad arrivare i messaggi, alcuni, dei semplici saluti, li leggiamo man mano durante il corso del programma; altri, magari dedicati al topic che abbiamo scelto, li conserviamo per il momento della serata dedicato alla discussione sull’argomento.

Le tre ore di programma volano, siamo stanchi e felici. Sì, stanchi, perché come dice anche Federico l’Olandese Volante: “Molti, dall’esterno, credono che stare al microfono sia un piacevole passatempo, senza nessuna forma di stress. Da vecchio atleta della radio so che non è così e che, a volte, per fare due ore di trasmissione, si bruciano le energie di una normale giornata di lavoro” (Radio Files, Sugarco Edizioni, Milano, 1999).

E allora chiudiamo, dai. «Buonanotte a tutti. A domani